I rischi delle slot

Anche nel mondo dei giochi si è abbattuto il “ciclone” Coronavirus, che fa danni, e non solo economici. E non tanto in Italia, quanto nel mondo. I problemi, per il territorio italiano, ora si sommano ad altri problemi. Difatti, dopo la chiusura dei locali, che ha comportato lo spegnimento delle slot, gli operatori devono far fronte al rischio, concreto, dei danni che gli apparecchi potrebbero subire a causa della loro interruzione.

Una autentica tegola per chi ha dovuto già sopportare il calo di introiti: ora coi rischi che corrono le slot fisiche, si creerebbe una ulteriore emergenza, quella di sostenere altri oneri finanziari per la gestione e la riparazione degli apparecchi. Una dinamica delle ultime ore, consistente, ovviamente, nel deterioramento delle schede di gioco, che devono essere costantemente monitorate, a causa di un esaurimento di batterie installate nei circuiti. Batterie destinate a spegnersi del tutto, se le macchine dovessero rimanere bloccate per un periodo di tempo ancora più lungo di questo attuale. Quali sono i rischi concreti? Le schede di gioco sono dotate di dispositivi di anti-intrusione, anti-manomissione e memorizzazione di dati, sia che essi siano in funzione sia che siano spenti. Le batterie, per questo motivo, sono ricaricabili. Ora con uno spegnimento prolungato potrebbero addirittura non ricaricarsi più e dover subire varie attività di manutenzione, il che significa sostituzione delle smartcard interne da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Si scatenerebbe, così, un effetto dominio che costringerebbe qualche locale a guai ben più grandi. Se non altro i dati in questione resterebbero salvi.

Come si può agire per evitare questi danni? In linea teorica i gestori dovrebbero premurarsi di accendere le slot almeno una volta a settimana per qualche ora, al fine di ricaricare le batterie e correre ai ripari. C’è, ovviamente, tutta una normativa alle spalle di queste delicate operazioni di gestione ma le slot possono ancora supportare durate che vanno oltre quelle stabilite dalla legge, per almeno 30 giorni. Ma nella specificità della situazione va tenuto conto anche altro: il sistema hardware, per esempio, che rischia l’obsolescenza e durate di vita di batteria drasticamente ridotte. Il rischio di “mantenimento” delle macchine è veramente grosso e si ingigantirebbe ancor di più se le misure dovessero essere, come sembra, prorogate.

Si tratta di una situazione, quella generata dal Covid-19, che tiene in balia delle onde tutto il settore dell’azzardo. E, come dicevamo, non di certo solo in Italia, seppur i danni del nostro Paese, al momento, siano i maggiori e più evidenti. Non si sorride, per esempio, nemmeno Oltremanica, nel Regno Unito, dove la Gambling Commission ha sì emanato delle linee guida per i suoi operatori, ma il Governo ha preferito agire al contrario, costringendo il Betting and Gaming Council, organizzazione rappresentante della maggioranza del settore scommesse e giochi in Gran Bretagna, a inviare un appello al Ministro del Tesoro del governo Johnson, Rishi Sunak, che dalle misure economiche straordinarie ha escluso la filiera del gioco legale britannico. Aprendo, peraltro, a scenari terribili: a rischiare un vero e proprio collasso, senza precedenti, è un settore che vede in campo oltre 70.000 persone e che paga tre miliardi e svariati milioni in tasse e concessioni. Sarebbe un crollo economico, finanziario, occupazionale. No, non sono bei momenti per il mondo del gioco d’azzardo… 

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