Il gioco, qualcosa di pubblico

Riforma della Pubblica Amministrazione. In molti ne avranno sentito parlare. Ma in cosa consiste davvero? Innanzitutto essa rappresenta un tentativo di semplificare l’approccio dei cittadini verso l’amministrazione pubblica, migliorandone i servizi, l’efficienza e la celerità.  È previsto anche l’inserimento di una serie di manovre e provvedimenti nei confronti dei cosiddetti furbetti del cartellino, in modo da facilitarne l’espulsione e rendere più severe le pene nei loro confronti. Inoltre, gli archivi pubblici saranno aperti ai cittadini e saranno creati i distretti, nati, ad esempio, dall’accorpamento del Corpo della Forestale nell’Arma dei Carabinieri. Però c’è un qualcosa di molto più complesso su cui quest’insieme di norme vanno a incidere. Ci stiamo riferendo al rapporto tra imprese e P.A. Insomma, un mondo di relazioni e interconnessioni sempre più fitte e sempre più difficili da spiegare e comprendere. Tra i settori interessati vi è, senza alcun dubbio, quello del gioco d’azzardo. Non va dimenticato infatti che quest’ultimo è governato da un ente pubblico, ovvero l’Agenzia delle dogane e dei monopoli.

L’obiettivo del Governo italiano è quello di garantire una connettività di almeno 100 Mbps per l’85 percento degli italiani e una copertura di almeno 30 Mbps in download per tutti entro il 2020. Cosa significa per il cittadino? La possibilità di usufruire delle nuove possibilità offerte da Internet, come lo streaming video ad alta definizione o la possibilità di visionare contenuti sempre più ricchi di informazione”, è con queste parole che Marco Bani, membro di #Pasocial, un gruppo o di lavoro costituito da comunicatori, capo uffici stampa e social media manager, e capo della Segreteria tecnica dell’Agenzia per l’Italia Digitale, spiega l’importanza dell’introduzione della banda larga prevista dalla riforma della P.A. Questo è un qualcosa che è stato fortemente richiesto dagli operatori del gioco online, perché permetterebbe procedure più snelle e più semplici e, cosa non da poco, aumenterebbe il numero degli utenti. Ovviamente, il percorso è ancora un po’ lungo, ma sono già stati avviati i bandi in ben sei regioni. Quindi, tempo al tempo. Ciò che sarebbe necessario è una vera e propria infrastruttura che faccia sia da supporto per le attività attuali sia da volano per gli investimenti futuri.

Quindi, il rapporto tra Pubblica Amministrazione e gioco è molto più stretto di quanto si pensi e immagini. Si sta andando verso una digitalizzazione del lavoro della P.A., che deve essere più snello e più rapido. La macchina, al giorno d’oggi, appare ancora troppo lenta e farraginosa. E perché non prendere come modello quello della gamification? Secondo Marco Bani, è “un qualcosa di possibile, se non addirittura necessario”. E allora chissà…

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