Settore Giochi: la riforma che tarda ad arrivare prefigura uno scenario caotico

L’avvocato esperto di gioco, Stefano Sbordoni, analizzando la situazione del gioco italiano in relazione alla tanto attesa riforma del settore che tarda ad arrivare, prevede “reviviscenze di conflitti sulla legittimità dei titoli concessi e su quelli esteri non riconosciuti, quindi un contenzioso crescente”.
Si prefigura uno scenario caotico con “nessun effetto positivo atteso su derive socio-patologiche. Conseguente annullamento degli scopi (apparenti) prefissi dagli enti locali con le regolamentazioni restrittive. Nessuno poi ha valutato l’importanza di quanto stabilito a Roma in occasione dei 60 anni della Ue”, ha spiegato Sbordoni

Inoltre il ritardo nei bandi per le nuove concessioni di scommesse e bingo terrestre, comporterà, oltre alle conseguenze di cui sopra, una diminuzione di risorse. “Si tratta di una situazione che quantomeno deve essere gestita e che presenta aspetti giuridico normativo assai delicati, che ad oggi sembra siano stati poco valutati”, sottolinea l’avvocato.

Troppi sono convinti di poter tirare di più la corda e di trarre profitto da questo stato di incertezza: ma qualcuno per forza di cose dovrà rimetterci. Magari proprio chi non se lo aspetta”, aggiunge. Conseguenze inattese potrebbero verificarsi anche a livello UE: “speriamo come Paese di non dover subire sanzioni, ma il rischio c’è e chi lo causa è abituato a pensare che tanto paga Pantalone”.

Intanto il sottosegretario all’Economia Pier Paolo Baretta, durante il convegno “Gli italiani e il gioco d’azzardo“, parlando del riordino del settore ha affermato che urge la necessità di trovare una soluzione e che in mancanza di un accordo sarà il governo a prendere una decisione.

Assolvere l’obiettivo di una riforma immediata non è tuttavia così facile. “Coloro che sono proibizionisti vedono nella riforma un atto per andare avanti. Tutti coloro che sono disponibili a riformare il settore hanno al loro interno idee diverse sui criteri di accesso al gioco, della pubblicità del gioco, della certificazione dei locali di gioco. Abbiamo provato ad ascoltare tutti e a costruire un impianto e a questo punto toccherà a noi decidere, perché non si può lasciare tutto in sospeso, dopo un lungo periodo di attesa e di lavoro. Non lo trovo responsabile“, ha affermato Baretta.

Sosterrò la tesi di una doverosa presa di iniziativa da parte del Governo. Mentre il gioco è penetrato nel territorio, c’è stata di una presa di coscienza nuova sul settore. Oggi bisogna inquadrare le scelte e la storia in questa nuova concezione. Il gioco patologico è un problema che va oltre una semplice battaglia di numeri. Ma il Governo deve rispondere a questa crescente domanda di prevenzione e controllo anche di fronte a una serie di linee proibizioniste che non possono essere sostenute”, ha continuato.

L’intento è quello di riportare il gioco in una situazione di normalità, dove possa prevalere l’aspetto ludico: “dopo anni di eccesso di offerta e sottovalutazione degli effetti sociali e patologici e di prevalente attenzione e interessi erariali vogliamo una legge di riforma per l’intero settore che tenga in considerazione offerta, accesso al gioco, orari e pubblicità”.

Ma il tentativo del Governo di una riforma forte del gioco non viene accolto come dovrebbe. “La Consulta Nazionale Antiusura in una nota ha messo in evidenza un approccio che dire ideologico è poco. Siamo poi al limite dell’offesa personale in alcuni passaggi del comunicato”.

Gli sforzi compiuti dal governo sono stati basati su tre assunti principali: mantenere il sistema concessorio di modo che allo Stato rimanga il controllo diretto sul settore; ridurre l’offerta delle Awp, “sono 400mila e sono oggettivamente troppe per cui vanno ridotte di almeno il 30 percento e tolte dagli esercizi generalisti secondari, riducendole a partire da bar e tabacchi”. Il terzo, riferito alla prevenzione e cura: “innalzare la qualità del luogo in cui si gioca, è uno strumento per fare questo, come lo saranno le Awp da remoto e le iniziative che si potranno fare sulla pubblicità. Il documento del Governo è pubblico, ma fino ad ora sono arrivate poco meno di diciotto email con osservazioni”.

In merito all’accordo con gli enti locali sono due i punti rimasti in sospeso: gli orari, dove si potrebbe distinguere tra i tempi di gioco della slot e quelli di apertura dei locali. Le distanze: è opinabile il criterio dei punti sensibili, poiché c’è disomogeneità nel territorio. “C’è tuttavia il il rischio, come avvenuto per esempio a Roma, di creare ghetti del gioco. Ci mancherebbe che la scelta urbanistica non ci sia, ma non deve corrispondere un retro pensiero di divieto del gioco con le conseguenze che ho citato. Occorre per questo arrivare a un chiarimento o con una ulteriore drastica riduzione dei punti gioco o accettando criteri minimali sulle distanze per le sale che restano“, ha affermato il sottosegretario.

La cosa certa è che i tempi stringono e bisogna arrivare a una soluzione. “Continuiamo a seguire l’obiettivo di un accordo comune e mi auguro che si arrivi a un accordo in Conferenza, quello che sarebbe sbagliato è non decidere. Stiamo aspettando per i decreti attuativi di riduzione per le slot come per le gare scommesse e bingo, per questo occorre decidere al più presto“, ha concluso Baretta.

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